Case d’autore: Heinrich Tessenow
Poesia e rigore
di Ruggero Borghi
Il tema della casa unifamiliare e, più in generale, quello dell’architettura domestica, ha avuto nell’architetto tedesco Heinrich Tessenow (Rostock 1876 Berlino 1950) un lucido quanto coerente interprete.

Figura 1
Il tema della casa unifamiliare e, più in generale, quello dell’architettura Ldomestica, ha avuto nell’architetto tedesco Heinrich Tessenow (Rostock 1876 Berlino 1950) un lucido quanto coerente interprete.
Tessenow, infatti, dedicò alla complessità delle problematiche residenziali, all’inda gineumile e meticolosa degli infiniti episodi che costellano l’universo domestico quotidiano, gran parte dell’immenso lavoro teorico e progettuale prodotto in mezzo secolo di attività: dal suo fondamentale libro del 1916 “Osservazioni elementari sul costruire”, che rappresenta uno dei testi sull’architettura più significativi del nostro tempo, ai numerosi progetti di edilizia residenziale. Il risultato di questo meticoloso procedere é la precisa messa a punto di una coerente “filosofia progettuale nella quale il quotidiano, ciò che é apparentemente ovvio, banale, scontato, cessa di avere una connotazione negativa per acquistare significati positivi di bellezza, di correttezza, di confortevolezza.

Esemplari, a questo proposito, sono le profonde riflessioni maturate nel corso degli anni sui singoli elementi costitutivi della casa, come ad esempio le finestre, gli scuri, le porte, i pavimenti, i mobili che porteranno gli interni domestici tessenowiani a quella diafana assolutezza, a quella poetica essenzialità, che caratterizzerà indelebilmente il suo contributo all’architettura del nostro secolo. Ma é tutta la sua architettura a subire questo lungo processo di depurazione e semplificazione della forma sino a cristallizzarsi in figure architettoniche pure, esatte, essenziali, risultato di un impietoso quanto ostinato lavoro di eliminazione di tutto ciò che é arbitrario e superfluo, spingendosi talmente in profondità da sfidare il limite di “una architettura priva di architettura” dove l’autore perde di significato ed emergono la coerenza e la validità collettiva della sua opera. Una delle case unifamiliari più interessanti progettate da Tessenow é senza dubbio Villa Böhler, una residenza alpina costruita nel biennio 1916-1918 a Saint Moritz, in Svizzera, per un facoltoso uomo d’affari.

L’edificio, che sorge su un terreno in leggera pendenza circondato dalle montagne dell’arco alpino, pur rappresentando per certi versi un capitolo a parte della produzione architettonica del maestro tedesco, proprio per l’eccezionale contesto naturale in cui sorge, ne rappresenta l’emblema. Per la prima volta esso si trova ad affrontare il tema della deformazione dell’edificio prodotto dalla particolare morfologia del terreno in pendenza per trovare una risposta al problema del rapporto tra architettura, luogo e paesaggio. Il risultato é un edificio che sembra discostarsi dalla rigorosa produzione architettonica tessenowiana ma in realtà ne rappresenta una delle massime espressioni: nonostante le scelte progettuali e linguistiche possano far pensare ad una sorta di sentimentale anomalia, di contingente concessione al pittoresco, il consueto dispositivo regolatore tessenowiano formato dal rigoroso ed elementare coacervo di regole geometriche e compositive emerge con sorprendente chiarezza dall’apparente arbitrarietà planivolumetrica dell’abitazione. In verità Tessenow realizza un’operazione estremamente sofisticata di alterazione di una struttura originaria perfettamente regolare, in virtù della quale la sagoma di base dell’edificio subisce un progressivo processo di modificazione, di deformazione, di aggiustamento, originato dalla relazione con la discontinua morfologia del terreno. La pianta di casa Böhler, infatti, é inizialmente riconducibile alla figura di un rettangolo perfetto, suddiviso internamente da un sistema distributivo a croce che isola le quattro parti fondamentali in cui é organizzata l’abitazione; la cucina e i servizi, il soggiorno, l’atelier, e la zona notte. Tale sistema tuttavia, nella versione planimetrica definitiva, conserva la propria identità nonostante la struttura architettonica della pianta abbia perso i connotati geometrici originari per assumere, a conclusione del processo di adattamento al sito naturale, una conformazione perimetrale più irregolare.


Questo straordinario processo di affinamento a cui é sottoposta la costruzione, non interessa esclusivamente l’assetto planimetrico delle stanze interne, ma investe anche la sfera tridimensionale; l’articolazione altimetrica dei singoli ambienti domestici, come nella piccola veranda coperta del pranzo affacciato sulla valle o nel grande atelier a doppia altezza, conseguenza del puntuale adattamento dell’edificio alla conformazione orografica del terreno nell’assecondare il declivio verso valle, introduce negli interni domestici una maggiore varietà volumetrica e spaziale che sembra anticipare il Raumplan loosiano.
Con casa Böhler, inoltre, Tessenow evita abilmente di attingere nel repertorio delle forme tradizionali dell’architettura alpina, lasciando al linguaggio intrinseco dei materiali, come la pietra locale o gli elementi in legno al naturale, il compito di sottolineare la profonda relazione che l’edificio intrattiene col luogo. In questo modo la casa, impostata su un solido zoccolo in pietra che si sviluppa senza soluzione di continuità lungo l’intero perimetro ancorandola solidamente al terreno, acquista una fisionomia architettonica dinamica e originale, caratterizzata dalla continuità della sagoma perimetrale, che registra le episodiche ma significative eccezioni delle rare aperture finestrate e dei portici d’ingresso e posteriore, e dall’articolazione del tetto di ardesia che sembra riprendere il profilo delle montagne circostanti. Ma dove Tessenow raggiunge vette di autentica poesia é in alcuni particolari architettonici assolutamente geniali come per esempio la coppia di colonne giganti in legno di larice del portico d’ingresso che segnano una sorta di ritorno alla figura archetipa dell’alberocolonna, e la pavimentazione in pietra dello zoccolo perimetrale, caratterizzata dal progressivo regolarizzarsi della trama dell’opus incertum man mano che si approssima alla porta d’ingresso.
Tessenow ha avuto il grande merito di tramandare ai posteri un’architettura di coerente e lucida chiarezza in grado di elevare ad opera d’arte anche la banalità del quotidiano e indicare la via di un lavoro fondato sulla conoscenza e sulla trasmissibilità delle proprie regole; l’architettura come mestiere, appunto.
- Casa Böhler colta da valle circondata dall’eccezionale paesaggio alpino svizzero.
- Piante del piano terra e primo.
- Prospetto laterale e sezione longitudinale
- Particolare della terrazza rivolta verso valle. A destra si notano le colonne in legno di larice.
- L’atelier a doppia altezza con al centro il grande camino di mattoni a vista.
Bibliografia
Heinrich Tessenow 1876-1950, M. De Michelis, Electa Milano 1991
Osservazioni elementari sul costruire, H. Tessenow,
a cura di G. Grassi, Franco Angeli Editore Milano, 1983

